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L’Assalto Musulmano

Achmet Pascià è un nome semisconosciuto ai più ma non agli Otrantini. E’ il condottiero turco che ricevette il compito da Maometto II di assaltare la città di Otranto nel 1480 per avere un avamposto sul territorio Italico da cui partire per la successiva conquista di Roma.

L’avvenimento non ha avuto il giusto peso dalla storiografia ufficiale ma non da quella della chiesa che riconosce il sacrificio fatto dagli otrantini in nome della fede cattolica e della sopravvivenza del papato stesso. Veniamo ai fatti. Maometto II, turco Ottomano, nel 1457 era riuscito a porre fine alla storia prestigiosa e millenaria dell’Impero Bizantino, conquistando l’ultimo residuato della storia di Roma.

L’avvenimento suscitò molto scalpore tra le corti Europee e preoccupò non poco le gerarchie Ecclesiali. L’orda mussulmana alla quale non si frapponeva più Bisanzio era giunta ad un tiro di schioppo dalla terre cristiane poste alla diretta influenza di Roma. Oltretutto Maometto II non fece mistero dei propri propositi di conquista che volevano allungare le proprie truppe sino alla sede del Papato. Così, con questo fine, nel marzo del 1480 cominciò ad ammassare truppe nel porto di Valona, in attesa del momento propizio per salpare alla volta dell’Italia. Con sapienti giochi diplomatici riuscì ad avere il bene placido di Venezia e nel luglio dello stesso anno 18.000 uomini a bordo di 150 galere salparono alla volta di Otranto. Secondo alcuni studiosi la destinazione originaria era Brindisi dalla quale deviarono per motivi meteorologici.

reliquie

Altri rifiutano questa possibilità stabilendo proprio in Otranto, meno difesa e raggiungibile in più tempo dai rinforzi di Napoli, come la vera meta della spedizione. Il primo sbarco avvenne in una spiaggia a nord di Otranto il cui nome, Baia dei Turchi, ancora ricorda l’evento. Da qui cominciarono dapprima a saccheggiare i borghi intorno a Otranto ed inviarono poi le condizioni per la resa della città. Il Consiglio dei vecchi però rifiutò le pur vantaggiose offerte turche, gettò le chiavi della città in mare e si preparano gli Otrantini alla estrema e strenua difesa della città, nella speranza, poi rivelatasi vana, di avere rinforzi da parte del Re di Napoli. I Turchi erano a conoscenza dello sforzo bellico che il Re di Napoli aveva in corso in Toscana e sapevano di avere tutto il tempo per una conquista senza rischi.

In realtà gli Otrantini pur rimasti senza le truppe di difesa, perché le già esigue forze, pari a 400 unità, diminuirino ulteriormente perché molti soldati nottetempo si calarono con funi dalle mura e si diedero alla fuga, seppero tener testa alle preponderanti forze nemiche per ben due settimane. Ciò consentì e diede il tempo alle città del circondario di correre ai ripari e frenare se non addirittura reggere la successiva orda espansiva. Il 14 agosto del 1480 le bombarde turche riuscirono ad aprire un varco tra le mura cittadine, e dopo un primo vano tentativo effettuato il giorno prima, penetrarono nella città. Furono compiuti eccidi e violenze inaudite fino ad arrivare a mozzare il capo all’Arcivescovo Pendinelli intento a celebrare messa ed a massacrare tutti i fedeli riuniti in preghiera. Dopo questi eccidi il peggio sembrò passato. In realtà il crudele Achmet Pascià il giorno successivo ordinò di portare sul colle della Minerva poco fuori della città, ottocento cittadini maschi sopravvissuti.

Qui chiese loro di rinnegare la fede cattolica ed abbracciare quella islamica per avere salva la vita. Ma tutti gli ottocento rifiutarono l’apostasia e preferirono abbracciare la morte morendo da cristiani. L’affronto subito fece scagliare sugli inermi Otrantini la ferocia turca; tutti gli 800 furono passati per la scimitarra che gli troncò la testa. I corpi dei martiri furono raccolti l’anno successivo dal figlio del Re di Napoli Alfonso d’Aragona, il liberatore della città. Oggi sono custoditi in tre grosse teche con imponenti vetrate poste nella cattedrale della città.

Il proposito turco della conquista di Roma subì un brusco arresto per il tempo perso per la presa di Otranto, oltre quanto preventivato, e per la successiva morte di Maometto II cui seguì in patria una guerra civile tra i figli per la successione al trono.

Otranto Oggi 

L’orologio della storia di Otranto si è fermato per molto tempo dinanzi a questi drammatici fatti.

Solo nei giorni nostri complice uno scenario paesaggistico e naturalistico di straordinario valore, una monumentalità interessante, un mare dai colori sgargianti e dalle acque cristalline, una cultura e delle tradizioni assolutamente ben conservate e ricche, una cucina sana, leggera, fatta di pietanze legate alla terra ed ai prodotti del mare, hanno riportato Otranto in auge ponendola come meta privilegiata dei flussi turistici italiani e non solo.