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Dolmen

I dolmen ancora integri presso Giurdignano sono ben sette, ma di molti altri si ha notizia, sebbene i loro resti non siano più localizzabili. Come molti dolmen salentini anche questi sono a camera singola, piccoli, a pianta poligonale mai troppo regolare.

Dolmen Stabile

E’ posto nei pressi della Masseria Quattromacine in direzione di Giuggianello. Probabilmente esso deve il nome al fatto che vi si stabulavano animali. Il monumento si presenta con un'imponente pietra orizzontale sostenuta da altre tre e da numerose piccole pietre. Il lastrone orizzontale (2,6 x 1,8 m), posto a un metro di altezza, risulta inciso lungo il bordo da una canaletta su cui confluiscono altre due incisioni, perpendicolari tra loro, che iniziano dal centro della tavola. Secondo molti studiosi, il dolmen Stabile era una sorta di altare, circondato da un'enorme costruzione megalitica. I due segni incisi sulla lastra orizzontale puntano verso il punto in cui sorge il sole da Capo d'Otranto nel giorno del solstizio d'estate ed in quello del tramonto. Tutta l'area è disseminata di enormi lastroni in pietra che presentano incisioni di vario genere. Per alcuni si tratta dei resti di una sorta di Stonhenge italiana perduta per sempre nella prima metà del Novecento.

Dolmen Grassi

Era probabilmente il più grande dei dolmen salentini. Scoperto nel 1893, aveva la lastra di copertura, oggi ridotta in due pezzi, di dimensioni 5,5 x 1,5 m, sorretta da ben 13 pilastri. Non si esclude, tuttavia, che si possa trattare di un caso di due dolmen contrapposti "gemelli".

Dolmen Chiancuse

Posto poche centinaia di metri più avanti, su un terreno scoperto e irto di pietre molto grande ma in cattivo stato di conservazione; di pianta poligonale, in origine sorretta da sette ortostati, la lastra di copertura (2,2 x 1,7 m) è oggi accasciata al suolo.

Dolmen Orfine

E’ posto in un fondo a destra della strada che da Giurdignano conduce a Minervino. Resta poco di quello che De Giorgi sosteneva dovesse avere una tavola di copertura di 2,3 x 1,45 m., ascrivibile a quello dello Stabile con probabile funzione di "altare". Ciò che rimane è una parte del lastrone sorretto da uno spuntone di roccia affiorante.

Dolmen Peschio

Dal lato opposto della strada troviamo il dolmen Peschio con un enorme lastrone e le pietre di sostegno quasi tutte crollate. Il lastrone è inciso con scanalatura e foro.

Dolmen Gravasce

Posto sempre in direzione di Minervino. Anche questo mostra incisioni sul bordo.

Lu furticiddhu de la Vecchia e de lu Nanni

Costituisce uno degli elementi più singolari del paesaggio naturale del Salento. Si tratta di un blocco monolitico di roccia calcarea ha suggestionato per secoli le genti di queste zone e sulla quale il De Giorgi scrive "sembra a prima giunta un fungo di forme colossali col suo cappello e col suo peduncolo". Secondo una delle leggende "dotte", la sua origine si fa risalire ad Ercole che, sbarcato sulle coste salentine, si scontrò con l'ostilità delle popolazioni locali, ed infuriato scagliò contro di esse alcuni massi staccati dalla scogliera. La tradizione popolare invece ricorda la strega (la Vecchia) che in quei paraggi lavorava con l'arcolaio ("lu furticiddhu" è appunto l'anello di forma discoidale che, nel fuso dell'arcolaio, blocca la fibra filata) e l'orco (lu Nanni), che sicuramente non poco timore dovette incutere in queste zone. Il "Masso (o furticiddhu) della Vecchia" non è l'unica particolarità che si può trovare in queste campagne; infatti nel confinante podere incontriamo il "Letto della Vecchia", un enorme monolite a forma di cuscino, e un masso che, secondo una leggenda attribuita ad Aristotele, viene chiamato "Piede di Ercole". A ridosso del muretto che separa i due fondi è facile trovare un altro masso, questa volta a forma di goccia, caduto dal proprio piedistallo, mentre poco lontano un bellissimo esemplare di pajara vigila sulla dolce campagna salentina.