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Giurdignano

Cenni storici

Di origine antichissima Giurdignano fu uno dei luoghi d'elezione dei monaci italo-greci che lasciarano preziosissime testimonianze. Ma il nome di Giurdignano è sicuramente legato a quello dei monumneti megaliti che numerosi dimorano sul suo territorio e ancora più numerosi erano presenti nel secolo passato tanto che De Giorgi, uno dei primi studiosi del fenomeno, riferisce che nel lontano 1893 "i vecchi contadini del luogo però mi assicurano che parecchi altri esistessero in quella contrada nella metà del secolo scorso, e che furono atterrati quando cominciò a farsi il dissodamento di quei terreni sino ad allora macchiosi e abbandonati al pascolo degli armenti".

L'Abbazia di Centoporte

Da tutti è indicata come grancia del monastero hydruntino di San Nicola dè Casulis. I ruderi furono detti di "centoporte" per sottolineare il gran numero di finestre possedute dall'edificio. Secondo l'indagine archeologica effettuata dal Prof. Paul Arthur la struttura fu costruita come chiesa basilicale a tre navate con abside poligonale e nartece, intorno alla prima metà del VI secolo, utilizzando materiale lapideo di reimpiego. Trova confronti con una serie di chiese tipiche dell'Impero d'Oriente, compresa quella di San Giovanni di Studios, Istanbul, databile alla metà del V secolo d.C.. L'edificio, mai completato, è stato riutilizzato come nucleo di un complesso probabilmente monastico, che si sviluppa dal VII secolo in poi. La navata centrale viene invasa da due edifici; uno probabilmente una cappella, inserita nella zona absidale, e l'altro forse un refettorio/dormitorio. Quasi tutte le aperture all'esterno della basilica vengono tamponate, apparentemente per realizzare un piccolo monastero fortificato italo-greco. L'utilizzo di questocomplesso monastico sembra continuare sino al XI secolo, quando viene abbandonato e poi, successivamente, utilizzato come cava di materiali edili.

Il Frantoio Ipogeo

Il "trappitello del Duca" indica a Giurdignano un mirabile esempio di frantoio ipogeo. Faceva parte di un complesso sistema di lavorazione dell'olio di cui Giurdignano era una realtà produttiva importante per questa parte della Terra d'Otranto. Cessò la sua attività solo nel 1940 per essere utilizzato, per decenni come deposito di attrezzi, pollaio e fondaco dalla masseria che sorge sopra di esso. Una storia importante, oggi facilmente leggibile, che va dal 1518 (data di costruzione incisa in una volontà) al 1870. Tre secoli a mezzo di estrazione dell'olio narrati da questo monumento. Da una scalinata semipogea coperta da volta a botte si entra in un grande ambiente. Qui campeggia la grande base che accoglieva la macina in pietra e la vasca per la molitura. Tutto intorno si vedono le sciave destinate ad accogliere le olive da lavorare. Le sciave si ritrovano anche successivamente in varie zone adibite a deposito. Subito dopo si vede la zona della torchiatura con vari torchi "alla calabrese". Questi ultimi sono costruiti da una grossa trave orizzontale, il cosiddetto "pancone", attraversata da due grosse viti in legno che facevano pressione appoggiandosi in basso ed in alto alla dura pietra leccese.

La Cripta di San Salvatore

E' uno degli esempi più interessanti tra le strutture rupestri dell'area idruntina. La sua pianta è a tre navate e quattro pilastri scandiscono in nove campate che terminano con tre absidi. Lungo tutto il perimetro ed alla base dei pilastri corre un gradino sedile. Un'iconostasi è ancora presente nei pressi degli altari. Il meraviglioso soffitto mostra il grande ingegno architettonico dei progettisti. Attraverso un gioco di sculture, infatti, il soffitto riproduce ora un soffitto a cassettoni, ora una croce greca, ora una cupola. Si tratta di un vero e proprio gioiello nel quale s'intuisce un disegno ben preciso da parte del "magister" nella realizzazione di questa decorazione; infatti, mentre le falde delle campate della navata centrale hanno una direzione che rispetta l'asse liturgico della chiesa, nelle prime campate delle navate laterali l'asse è ortogonale rispetto al precedente; nelle seconde si ritorna all'asse liturgico e ciò fa ipotizzare che egli abbia voluto tracciare un percorso simbolico che - partendo dalla prima campata della navata centrale (non a caso senza decorazioni) - si dirama nelle tre direzioni delle navate e conduce alle tre campate delle bema ed alle sue cupole fittizie. Durante un intervento di restauro alla fine degli anni '80 questa cripta ha restituito numerose sepolture, tutte ormai violate e prive di resti mortali e corredi funerali di qualsiasi tipo.Una vera necropoli, scavata nel banco tufaceo. Con i recenti restauri, la cripta offre ora una migliore lettura degli affreschi che hanno riacquistato i loro colori originari. L'abside centrale mostra una Vergine con Bambino affiancata da due Arcangeli leggermente chinati che reggono due incensieri. In basso, su di una banda rossa, s'intravedono dei nimbi prelinati che fanno comprendere come l'affresco continuasse anche nella parte inferiore. Molto bello è anche l'affresco che orna la nicchia sul lato destro del bema che mostra i resti di tre figure tra cui un Vescovo Santo del quale si nota l'omophorion ed il vangelo.San Salvatore non è il solo esempio di architettura legata al monachesimo italo-greco, basti citare le cripte presenti presso il menhir Croce della Fausa, quella lungo la via per Quattromacine, quelle nei pressi delle Vicinanze ed altre oggi scomparse.