Si tratta della più grande Chiesa di Puglia. Fu costruita nell’XI secolo riprendendo lo stile Romanico Pugliese, allora preponderante. Le sue basi poggiano su di una preesistente chiesa risalente al primo Medioevo.

La Cattedrale è posta lungo la direttrice che unisce Roma con l’antica Bisanzio, a sancire ancora una volta il ruolo di ponte svolto da Otranto tra la due chiese, che volle peraltro protagonista come emissario anche il Nettario del Monastero di San Nicola di Casole. Molto interessante è all’interno il Cassettonato ligneo posteriore alla chiesa, impiantato nel seicento, così come di altrettanta pregevole fattura è il portale di ingresso alla chiesa con il sovrastante rosone realizzato in stile barocco.

Ma il vero fiore all’occhiello della cattedrale e di Otranto più in generale è il maestoso mosaico pavimentale che ricopre ed orna tutto l’interno dell’edificio. E’ un’opera immane incellata tra il 1063 ed il 1065 da maestranze dirette dal Monaco Pantaleone proveniente ancora una volta dal vicino Monastero di San Nicola di Casole.

La fattura del mosaico è relativamente grezza ma la ricchezza espositiva, la presenza di simboli anche e soprattutto non cristiani, le figure di Re Artù, quelle dello zodiaco, i segni esoterici, più uno svariato numero di ulteriori elementi rendono il mosaico prezioso testimone di una cultura passata che non esiste più, ma alquanto ricca, variegata ed alquanto oscura.

Il vero significato dell’albero della vita (il mosaico si sviluppa intorno ad un gigantesco albero) è stato ed è ancora piuttosto dibattuto ed il vero senso logico non risulta ancora scoperto. Alcune teorie e spiegazioni ricorrono all’esoterismo ed alla cultura gnostica. Alcuni illustri studiosi hanno rilevato segni di contatto piuttosto evidenti tra il mosaico ed il contenuto della Divina Commedia tanto da far ipotizzare che Dante sia giunto a Otranto e vi abbia trovato ispirazione per la propria colossale opera o che almeno attinto da conoscitori dell’opera.