Otranto Messapica

Uno dei primi popoli che ha abitato queste terre è stato quello Messapico. La loro origine è piuttosto incerta, pare siano giunti dall’Epiro o comunque dall’area balcanica, mentre la loro denominazione deriva da Messapia ovvero terra di mezzo, terra tra i due mari, nome col quale è stato identificato il Salento.

I Messapi non erano un’entità unita, amalgamata ma erano organizzati su città – stato sul modello della vicina Grecia. Città autonome quindi ed indipendenti che però seppero unirsi e fare fronte comune al momento di difendersi dalle aggressioni esterne come avvenne nel caso delle ambizioni espansive della Spartana Taras (Taranto). Otranto faceva parte della dodecapoli messapica, il gruppo di dodici città intorno alle quali erano organizzati i Messapi, ma in virtù della sua posizione e del suo porto rivestì da subito un ruolo centrale per i rapporti intrattenuti con la vicina Grecia.

 

Il periodo Romano

Dopo le alterne vicende legate ai tentativi di Roma di conquistare Taranto e l’area dell’odierno Salento che si legarono a nomi storicamente illustri quali Pirro o Annibale, Otranto entra nella sfera dei domini Romano. Nel 152 A.C. diverrà municipio Romano per la fedeltà mostra a Roma ed avrà la possibilità di battere moneta.

La città ancora una volta grazie al porto ed alla propria posizione geografica sarà il punto di riferimento per i contatti dell’Impero con le campagne prima ed i propri possedimenti poi posti nel Mediterraneo Orientale, ponendo in secondo piano il porto di Brindisi. Con la caduta dell’Impero anche Otranto seguirà risentirà del susseguirsi di orde barbariche che si riversarono sulla penisola, ma l’estrema vicinanza con l’impero Bizantino la fecero presto entrare negli interessi degli eredi della tradizione e della potenza romana. La città infatti, di lì a poco, divenne il fiore all’occhiello del militarismo di Bisanzio.

 

Il periodo d’oro di Otranto

Ma le fortune di Otranto arrivarono al culmine al tempo della seconda dominazione Bizantina avvenuta a ridosso dell’anno mille. In questo periodo rifiorirono le arti, i commerci, la cultura arricchita quest’ultima dal particolare crogiuolo culturale che si era formato nell’area ed in città. La più grande testimonianza del periodo è rappresentata dal cenobio basiliano di San Nicola di Casole. Si tratta di Monastero posto poco fuori alla città gestito da monaci Basiliani, di rito Bizantino dunque, che possedeva una biblioteca vastissima, la più ricca dell’Europa dell’epoca. Era inoltre presente uno scriptorium in cui avveniva la copiatura dei testi classici. Ma uno dei punti più innovativi è sicuramente dato dalla possibilità concessa a studenti e studiosi di accedere gratuitamente al materiale bibliografico e di avere contemporaneamente vitto e alloggio gratuito. Quindi un embrione di Università che sarebbero, qualche decennio dopo, fondate in Bologna ed a Napoli da Federico II.

Sempre a Casole si formò una corrente letteraria formata da monaci guidata dalla figura del Nettario. A Casole prima ancora della esperienza Palermitana si componeva e poemava in lingua greca. Insomma Casole presenta elementi profondamente innovativi per la cultura e la storia dell’epoca. Oggi purtroppo di ciò di Casole rimane ben poco, in parte per l’incuria umana, in parte per i saccheggi operati dai turchi nel 1480, allorquando dopo la presa della città di Otranto massacrarono i monaci del monastero e incendiarono la struttura ed i testi. I più importanti Musei d’Europa conservano comunque una parte dei testi custoditi da Casole e questo grazie all’opera del Cardinale Bessarione che, cultore delle arti e delle lettere greche e latine, alcuni decenni prima dell’assalto turco prelevò, ma a volte si dice “raccattò”, diversi volumi da Casole per piacere personale. La sua opera consentì comunque di far sopravvivere parte del patrimonio di Casole.